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Box Grosseto e la Maremma: Monastero di Siloe

Dopo un paio di deviazioni dalla strada principale, superiamo un piccolo agglomerato di case e troviamo una via sterrata. La seguiamo fino a che si materializza il cancello del Monastero di Siloe. E’ una struttura moderna, inconsuetamente per un luogo di culto, contraddistinta da vetrate che la illuminano dei raggi del sole, rendendolo tutt’altro che austero. Ad accoglierci troviamo Frate Flavio, uno dei monaci di questa comunità benedettina, che risponde a tutte le nostre curiosità sulla realizzazione di quest’edificio, totalmente immerso nella natura della vallata dell’Ombrone. Nel 1997 venne realizzata la prima parte dei lavori, accompagnati dalla messa a punto di sistemi in linea con l’ecosostenibilità. Infatti il monastero è provvisto di pannelli fotovoltaici per l’illuminazione, mentre il riscaldamento dell’acqua avviene attraverso la combustione del nocciolo delle olive, molto presenti in questa zona per via dei numerosi uliveti. Una delle finalità di tale progetto è stata quella di creare un’azienda agricola, che nascesse con l’idea di rispettare l’ambiente e di andare a recuperare, come Frate Flavio ci tiene a specificare, alcune coltivazioni abbandonate o perdute del tutto, per via delle costanti migrazioni dalle campagne alla città.

E’ un pilastro del monastero la coltivazione in particolare del peperoncino e delle sue numerose varietà. Dal panorama meraviglioso sulla vallata, che invita a contemplare il paesaggio e godere del suono della natura, il nostro sguardo si posa sulla peperonaia. Guadagniamo l’ingresso del recinto, che ospita le varie piante di peperoncini, di cui un paio si stagliano oltre i due metri d’altezza: lo spettacolo di colori è impressionante. Si va dal classico rosso fiammante al verde chiaro, dal giallo al verde bottiglia. Una combinazione di vari peperoncini, prima macinato e poi tritato, è il prodotto che prende il nome di “I colori di Siloe”. Perchè Siloe? Nell’Antico Testamento si parla della piscina di Siloe che, grazie ad un canale fatto scavare nella roccia dal re Ezechia, assicurava il rifornimento dell’acqua a Gerusalemme anche durante gli assedi. Quest’acqua venne quindi ritenuta come il segno della protezione divina sulla città. Il caso ha voluto che la comunità monastica si sia trasferita in Maremma proprio grazie ad una donazione di un podere denominato “Le Pescine” per la presenza in loco di una sorgente d’acqua. Quest’ultima, attraverso il sistema d’irrigazione, è il principale nutriente delle piante di peperoncino, che una volta raccolto a mano viene essiccato in laboratorio, prima della macinazione e della tritatura. Frate Flavio è chiaro: “è davvero un prodotto eccellente per condire e si può anche usarne in buona quantità, dal momento che in questa nostra combinazione un peperoncino meno forte compensa un altro più piccante”. E allora… non resta che assaggiare!