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Box Firenze: Antico Podere Gremigneto

Quelle che vediamo davanti a noi sono le colline di Leonardo da Vinci, quelle in cui è nato e proprio quelle che ha tentato di raffigurare nei suoi primi disegni e sempre quelle da cui presumibilmente avrà pensato, ponderato, analizzato come l’uomo potesse un giorno essere capace di volare. Si estendono su tutto il paesaggio circostante, quasi senza soluzione di continuità, ma ciò che risalta ai nostri occhi di visitatori sono le distese quasi infinite di uliveti, che sorgono uno accanto all’altro fino a guadagnare i duecento metri d’altitudine. Appena superato il borgo di Vinci prendiamo una via stretta e sterrata che ci porta pian piano a salire sulla collina, facendoci strada in un viale costeggiato da ulivi pronti a darci il benvenuto. Quando finalmente arriviamo al Podere, il panorama che ci troviamo davanti è ineguagliabile: le colline che abbiamo ammirato in macchina ora ce le troviamo davanti in tutta la loro compostezza, regalandoci un momento di quiete. Luigi e sua moglie ci raccontano di quando hanno deciso di lasciare il loro precedente impiego cercando proprio nel bel mezzo della campagna toscana un podere da ristrutturare. La volontà di costruirsi un ambiente su misura, dove si potesse convivere con il verde di alberi e foglie era diventata la motivazione principale per convertire questo rudere in una casa colonica accogliente e moderna, il cui giardino ci sorprende per la massima cura con cui viene mantenuto.

In questo caso, la passione per la terra si è concretizzata susseguentemente alla scelta di vita, ovvero Luigi aveva sempre in qualche modo rifiutato ciò che il nonno aveva svolto durante la sua intera esistenza, il mestiere dell’agricoltore, arrivando ad apprezzarlo soltanto con il corso del tempo e con la giusta maturità. L’incantesimo è scattato quando le piantine da lui stesso sistemate nel terreno sono con il tempo diventate degli ulivi, da cui poi sono state raccolte le olive e, al termine della frangitura, ne ha ricavato un olio eccellente. Persino meglio di quello delle zone appena sottostanti, a causa del suolo pieno di arenaria, in grado di assorbire una maggiore quantità d’acqua. Ed è così che ci si innamora del posto e di ciò che quel posto si porta con sè da secoli: una serie sterminata di ulivi piantati duecento o trecento anni fa, che Luigi preserva con grande attenzione. La fierezza di aver creato una casa-uliveta, dove i proprietari abitano regolarmente, trasuda anche dall’impegno di aver realizzato il proprio frantoio, una conquista essenziale per poter vantare un prodotto che nasce qui e che sempre qui viene trasformato in prodotto finito. E che Luigi definisce “bòno! Su questo non c’è discussione…”.